NOTE TECNICHE

Non sono permesse riprese video e fotografiche, salvo accordi precedenti con la compagnia.

Lo spettacolo, della durata di circa 60 minuti, è adatto a tutti, e può essere rappresentato sia in teatro (sua sede naturale) che in spazi non convenzionali.

La compagnia è in grado di adattarsi a qualsiasi ambiente ma sarebbe ideale la rappresentazione su un palco.
IL CIELO CAPOVOLTO

La storia di una famiglia separata dalla guerra.

Un ponte immaginario fatto di lettere. Lettere necessarie per non sentirsi perduti. Lettere che uniscono i continenti quando le distanze ancora sembrano infinite. Perchè la tragedia dell'Olocausto vissuta da lontano non è meno violenta. La paura assume forme diverse, ma rimane paura e l’angoscia per chi è rimasto sotto il cielo di “casa” e che ora è sospeso sul lato opposto del mondo, accentua il bisogno di notizie. Anche se saranno sempre più rare, sempre più volanti.

1938.
La voce narrante è quella di una bambina.
Due fratelli ebrei, colti e benestanti. Uno, cosciente del precipitare della situazione in Europa, decide di emigrare in Sud America. Le lettere dal vecchio mondo, prima vere, poi improbabili, poi impossibili, scandiscono lo spandersi dell’orrore, e disegnano un dialogo senza speranza. La piccola figlia dell’emigrato, ascolta, assorbe e tenta come può di dare un ordine alle cose, elaborando il “mondo antico, di là dal mare” come luogo mitico e poco comprensibile.

1977.
La bambina è una ora donna a sua volta vittima imprigionata, torturata e infine esiliata dal carosello delle dittature latino americane, e si ritrova esiliata proprio nel “mondo antico, di là dal mare”. Altre lettere immaginate per dare senso al dolore “…tutte le lettere che sarebbero state scritte perchè niente volasse via, tutte le lettere che sarebbero state scritte per ascoltarsi, per guardarsi, per viversi...”.

“Io scrivo. Io ti scrivo. Ogni giorno ti scrivo. E scrivo tutte le lettere che non sono mai state scritte e tutte le lettere che non sono mai arrivate………. Io scrivo".